Il Milan nell’incubo di Istanbul

⇒ 🗓️ 25 maggio 2005.

📰 Il Milan nell’incubo di Istanbul.

La finale di Champions League del 25 maggio 2005 all’Atatürk di Istanbul è passata alla storia come la rimonta più incredibile e folle del calcio moderno.

Il Milan di Carlo Ancelotti, stellare e favorito, gioca un primo tempo perfetto. Paolo Maldini segna dopo appena 50 secondi, poi una doppietta di Hernán Crespo, ispirata da un Kaká sublime, fissa il punteggio sul 3-0 prima dell’intervallo. La partita sembra chiusa, i tifosi rossoneri festeggiano e il Liverpool di Rafa Benítez appare politicamente spacciato.

Ma il secondo tempo riserva sei minuti di pura, inspiegabile follia. Tra il 54° e il 60°, i Reds compiono il miracolo, spinti dal canto dei loro tifosi. Prima Steven Gerrard riapre i giochi di testa, poi Vladimír Šmicer indovina un tiro da fuori area, e infine Xabi Alonso ribatte in rete il rigore del 3-3 dopo la respinta di Dida. Il Milan accusa il colpo ma reagisce, dominando i supplementari. Al 117°, il portiere Jerzy Dudek compie un miracolo fantascientifico negando il gol ad Andriy Shevchenko da pochissimi centimetri.

Si va ai calci di rigore, dove Dudek ipnotizza i rossoneri con i suoi balletti sulla linea di porta. Gli errori di Serginho, Pirlo e lo stesso Shevchenko sanciscono il verdetto: il Liverpool alza la coppa e il Milan capitola in una delle sconfitte più dolorose, assurde e drammatiche di sempre.


👤 La Gazzetta dello Sport di giovedì 26 maggio 2005 titola: «Milan nell’incubo». Nell’articolo di fondo: «La lezione dei Reds» a cura di Antonio Di Rosa possiamo leggere:

«Incredibile. Il Milan ha perso ai rigori, una coppa già vinta. L’ha persa male, malissimo. Perchè una squadra che segna tre gol nei primi quarantacinque minuti, surclassa l’avversario, lo stordisce con azioni mirabolanti, non può subire tre reti in sei minuti. Quei sei minuti fatali della ripresa che hanno cancellato tutto»


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👉🏻 Il passato é la memoria del presente


«Questa poteva essere una storia troppo dolce, di quelle dove le parole restano appiccicate una all’altra come il miele. Poteva essere la storia di un capitano che chiude la sua ventesima stagione vincendo la sua quinta Champions League, e portare così il club che era stato di suo padre prima che suo sul tetto del mondo, con più coppe di tutti»

Alessandra Bocci


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