⇒ 🗓️ 06 aprile 2009.
📰 Terremoto dell’Aquila.
Il terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009 non è stato solo un evento sismico, ma una ferita che ha ridefinito il concetto di “centro storico” e “comunità” in Italia. Alle 3:32 del mattino, una scossa di magnitudo $M_w = 6.3$ ha colpito il cuore dell’Abruzzo, sprigionando un’energia devastante a causa della sua scarsa profondità (circa 8,8 km).
Dopo mesi di uno sciame sismico incessante che aveva rassicurato ma anche sfinito la popolazione, la terra si è mossa con un moto sussultorio e ondulatorio che ha sbriciolato il patrimonio medievale e barocco della città.
-
Il Collasso delle Strutture: In pochi secondi, edifici simbolo come la Casa dello Studente, la Prefettura e la cupola della Chiesa delle Anime Sante sono venuti giù.
-
Il Bilancio Umano: 309 vittime, tra cui moltissimi giovani universitari fuori sede. I feriti furono oltre 1.600, mentre 65.000 persone si ritrovarono improvvisamente senza un tetto, costrette a vivere per mesi nelle tendopoli della Protezione Civile.
L’Appennino centrale è una zona di estensione crostale. La placca adriatica e quella tirrenica si allontanano, stirando la crosta terrestre e creando faglie “normali”. Quella notte, la faglia di Paganica si è attivata, spostando il terreno di diversi centimetri e scaricando tensioni accumulate per secoli.
Oggi L’Aquila è un paradosso: il centro storico è diventato uno dei cantieri più tecnologicamente avanzati d’Europa, con edifici isolati sismicamente da enormi cuscinetti di gomma e acciaio. Tuttavia, la creazione del Progetto C.A.S.E. (complessi antisismici sostenibili ed ecocompatibili) in zone periferiche ha frammentato il tessuto sociale, portando molti residenti a vivere in “new town” distanti dai luoghi della memoria e della socialità storica.
👤 Il Corriere della Sera di martedì 7 aprile 2009 riporta la notizia a tutta pagina con il titolo: «Macerie e morte in Abruzzo». Nell’articolo di fondo dedicato dal titolo: «La terra impazzita e i giuramenti mai mantenuti», a cura del corrispondente Gian Antonio Stella, possiamo leggere:
«Non c’è passero che voli, nel cielo azzurro di Onna. Non una rondine che sfrecci. Non una cinciallegra che canti. Solo il silenzio. Un silenzio gonfio di disperazione. Rotto solo dal pianto di qualche parente e dal rumore del caterpillar che affondano le pale tra le rovine tirando su qualche cucchiaiate di quotidianità annientata»
#aquila #terremoto #tragedia #abruzzo #sisma
👉🏻 Il passato é la memoria del presente
«Alle quattro del pomeriggio, tra i ciliegi e i meli in fiore di Onna, l’antica Villa Unda nota al papa Clemente III, è già chiaro che non bastano, tutte quelle casse di legno chiaro fatte arrivare a più riprese fin dalla mattina e allineate da una parte, sotto il tronco di una robinia. Un poliziotto stende sull’ultimo poveretto estratto dalle macerie, infagottato tra coperte e lenzuola, un pezzo di nastro adesivo da pittori. Ci scrive un nome col pennarello»
Gian Antonio Stella
📲 Interagisci con commenti, proposte o considerazioni.
📝 Scrivimi se conservi anche tu questo evento o altri importanti giornali storici.
👉🏻 Seguimi sulla pagina Threads @giornalistorici o Instagram @giornalistorici per ritrovare molti altri eventi da rivivere nelle prime pagine dei quotidiani.