⇒ 🗓️ 31 luglio 1954.
📰 La conquista del K2.
Il 31 luglio 1954, gli alpinisti italiani Lino Lacedelli e Achille Compagnoni hanno compiuto una delle più grandi imprese dell’esplorazione moderna, conquistando per la prima volta nella storia la vetta del K2 (8.611 m), la seconda montagna più alta e insidiosa della Terra.
La spedizione, guidata dal geologo e scienziato Sirio Ardito Desio, fu un’imponente operazione logistica e umana che coinvolse decine di alpinisti e centinaia di portatori locali. Il successo finale fu reso possibile dal contributo fondamentale del giovane Walter Bonatti e del portatore hunza Amir Mahdi, che in una drammatica notte alla vigilia dell’attacco finale riuscirono a trasportare le bombole d’ossigeno fino a quota 8.100 metri, sopravvivendo a un leggendario e tremendo bivacco all’addiaccio a temperature estreme.
Grazie a quelle bombole, la mattina seguente Lacedelli e Compagnoni ripresero l’ascesa lungo lo spigolo Abruzzi, superando le ultime pareti di ghiaccio e roccia fino a piantare il tricolore e il piccozza sulla cima alle ore 18:00.
La notizia della conquista della “Montagna degli Italiani” giunse a Roma il 3 agosto, trasformandosi in un simbolo di riscatto morale e di orgoglio nazionale per un’Italia ancora segnata dalle ferite del secondo dopoguerra.
👤 La Gazzetta dello Sport di mercoledì 4 agosto 1954 titola: «I rocciatori italiani guidati da Desio hanno conquistato la vetta del K2». Nell’articolo di fondo, il pensiero di Gianni Brera dal titolo «Un esempio per tutti», nel quale possiamo leggere:
«L’Everest è toccato al primo grande popolo che abbia dato significato sportivo all’alpinismo. Il K2 è toccato agli italiani, come è legge che tocchi sempre a loro l’impresa più dura e penosa. Ma appunto perché tanto ardua, la vittoria ci torna vieppiù in onore. Desio meriterà, al suo ritorno, il trionfo dovuto ai benemeriti della Patria. A lui e i suoi uomini la Nazionale dovrà tributare questo trionfo in piena umiltà di cuore, senza vane e insulse esaltazioni, come a chini tutta modestia ha saputo osare, soffrire e vincere»
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👉🏻 Il passato é la memoria del presente
«Chi scrive – umile pianigiano – non ama in modo particolare la montagna, benché le sia stato più volte debitore della vita. Solo, immagina che la maggior parte degli uomini comuni siano al pari di lui reverenti e ammirati di fronte a così maestosa ed eccelsa parte di mondo, e che gliene venga talora sgomento e gioia come da tutti i portenti che meglio esprimono il Divino»
Gianni Brera
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