⇒ 🗓️ 26 luglio 1952.
📰 Evita Perón.
Il 26 luglio 1952, alle ore 20:25, si spegneva a Buenos Aires María Eva Duarte de Perón, nota a tutti come “Evita“. A soli 33 anni, la Primera Dama dell’Argentina perse la sua battaglia contro un aggressivo carcinoma del collo dell’utero, diagnosticatole quasi un anno prima.
Nonostante il progressivo e inarrestabile deperimento fisico, Evita mantenne fino agli ultimi mesi un ruolo politico e sociale centrale al fianco del marito, il presidente Juan Domingo Perón. Divenuta l’icona spirituale e la protettrice delle classi popolari – i cosiddetti descamisados -, il suo impegno nella fondazione benefica da lei diretta e la battaglia per il suffragio femminile ne avevano consacrato il mito ben prima della scomparsa.
La notizia della sua morte paralizzò l’intera nazione. Il governo proclamò trenta giorni di lutto nazionale, mentre per oltre due settimane centinaia di migliaia di persone affrontarono ore di fila sotto la pioggia per dare l’ultimo saluto alla salma imbalsamata, esposta presso la sede del sindacato CGT.
La tragedia trasformò la figura di Evita in una vera e propria icona popolare e politica, il cui culto della memoria ha attraversato i decenni, influenzando profondamente l’identità sociale e la storia moderna dell’Argentina.
👤 Il Corriere della Sera di domenica 27 luglio 1952 titola: «Eva Perón in agonia». Nell’articolo dedicato a cura della Redazione dal titolo «Il drammatico annuncio della radio argentina dopo un’improvvisa crisi» possiamo leggere:
«La Cenerentola delle Ande, una delle donne più amate e più avversate del nostro tempo, ci ha lasciato per sempre, dopo una dolorosa malattia. […] Il tempo cancellerà i suoi peccati d’ambizione e il popolo argentino ricorderà a lungo di Evita, la toccante devozione che ella ebbe per l’uomo a cui aveva legato la sua sorte e il fervore che portò alla causa dei diseredati»
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👉🏻 Il passato é la memoria del presente
«Certo, lo sappiamo, tutte le dittature, di destra o di sinistra che siano, pretendono di lavorare in favore del “popolo”; ma oggi è indubbio che migliaia e forse milioni di ex-descamisados si commuoveranno»
Redazione Corriere della Sera
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