La crisi di Suez

⇒ 🗓️ 07 novembre 1956.

📰 La crisi di Suez.

La crisi di Suez scoppiò nel luglio 1956 quando il presidente egiziano Gamal Abdel Nasser nazionalizzò il Canale di Suez, snodo vitale per i traffici petroliferi internazionali. Gran Bretagna, Francia e Israele risposero con un’offensiva militare segreta a fine ottobre per riprendere il controllo dell’infrastruttura e abbattere il regime egiziano.

La svolta cruciale si registrò il 7 novembre 1956. Sotto la fortissima pressione diplomatica ed economica degli Stati Uniti e le minacce di un intervento sovietico a favore dell’Egitto, oltre che per il fermo intervento delle Nazioni Unite, Gran Bretagna e Francia dovettero accettare il cessate il fuoco e interrompere l’avanzata.

Il 7 novembre segnò di fatto la fine delle ostilità sul campo e aprì la strada al ritiro delle truppe occupanti, successivamente sostituite dai caschi blu dell’ONU. L’epilogo della crisi sancì un passaggio geopolitico epocale: la fine definitiva del predominio coloniale di Gran Bretagna e Francia e la consacrazione degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica come uniche superpotenze dominanti della Guerra Fredda.


👤 Il Corriere della Sera di giovedì 7 novembre 1956 titola «L’O.N.U. costituisce il presidio per l’Egitto e raccomanda il ritiro delle forze straniere». Nell’articolo di fondo di Augusto Guerriero scrive:

«I franco-inglesi si erano impadroniti del Canale e ora avevano tutte le buone intenzioni di consegnarlo al corpo di polizia dell’ONU; ma non avevano alcuna intenzione di riconsegnarlo a Nasser perché ne facesse uso a suo modo. E gli israeliani, alla loro volta, avevano fatto la guerra, l’avevano vinta, e ora offrivano sinceramente la pace all’Egitto: ma non per tornare alla stessa condizione in cui erano prima, e, cioè, con un provocatore al confine, che riprendesse i colpi di mano e le razzie contro le loro colonie prossime alla frontiera, a ordire cospirazioni con gli altri Stati arabi col dichiarato proposito di annientarli»


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👉🏻 Il passato é la memoria del presente


«Tutti ci auguriamo che l’armistizio si consolidi, che intervengano al più presto le forze del Corpo di polizia dell’ONU, e che l’Egitto – o chi lo governerà nel prossimo avvenire – si persuada a vivere in pace con Israele e col resto del mondo»

Augusto Guerriero


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